I Profezia dell’Imperatore

Lume nella forza — non favilla fugace,
ma chiarore che dal ferro trasuda,
arcano respiro d’acciaio
in cui s’annida presagio.

Nel brandire — non furor,
bensì speranza vigile,
virtù temprata al silenzio
d’officine e giuramenti.

Ridesta il Tacco ventoso
la sua pietra antica;
tra ulivi nodosi e salso orizzonte
mormora terra presaga.

Spada — nume e vessillo —
sostanza fattasi lama,
volere imperituro
in forma visibile.

Al Campione concessa,
per prova e cimento eletto;
a lui solo domar le sacre belve,
senza oltraggiarne l’aura.

Guidar le schiere,
ricondurre tumulto a disegno,
diramare il disordine
con gesto sobrio e fermo.

Sotto prima rugiada,
quando aurora ancora indugia,
cade verbo irrevocabile —
sentenza del Giusto.

E nell’aria grava,
come stemma e promessa,
nome inciso tra fronda e pietra:

Leone degli Ulivi.