Codice di Novaluna

Essenze - giustizia

CODICE DI NOVALUNA
II Anno di Tessa

Parte I – Della Reggenza di Novaluna, dei Titoli Nobiliari e Della Cavalleria

1 Novaluna è retta dalla stirpe dei Lamargentea, così come fondata dall’unione con la Principessa Mania. Il suo nobile sangue alla guida del Regno è benedetto dalla Madre Tessa e da tutti i suoi Dei.

2 – I Titoli Nobiliari di Novaluna sono in ordine di rilievo: Cavaliere, Barone, Conte, Duca, Granduca, Principe. Il Titolo nobiliare è per nascita o per merito, laddove il Re o la Regina hanno potere di conferire o di revocare tale onore con Pergamena Regale.

3 – I nobili dignitari, a cui è affidato il governo di un feudo, lo fanno attraverso una propria Milizia Locale di cui nominano il Capitano.

4 – Il Cavaliere, il Barone e il Conte possono non avere terra da amministrare, laddove nel proprio territorio vi sia un altro nobile, almeno pari grado, incaricato dal Re o dalla Regina a governare.

5 – Il nobile, di qualsiasi lignaggio, dovrà seguire per tutta la vita la via della Cavalleria. Essa è onore congiunto a gentilezza, obbedienza alla corona ed autorità nell’ammistrazione della Somma Giustizia sulle proprie Terre in qualità di eletto nella Dimora dei Lucenti.

6 – Al nobile è concessa “Divina Sentenza”, laddove voglia provare in singolar e mortal tenzone, sotto gli occhi degli Dei, la propria integrità ed onestà nei confronti di chiunque ne accusi la corruzione. Coloro che non sono Gildani combattenti possono nominare un proprio campione tra i Gildani che avvalorano la propria causa.

7 – E’ concesso al Cavaliere di definirsi “Errante”, di rinunciare alla fissa dimora e di provare in viaggio, ogni giorno della propria vita, il proprio onore ed impegno all’estirpazione del male dal Regno. A tutti i nobili l’obbligo dell’ospitalità verso i Cavalieri Erranti, finché non ne scorgano abuso di tale fregio.

Parte II – Delle Istituzioni del Regno di Novaluna

8 – Le Gilde di Novaluna sono la casa delle Arti e dei Mestieri del Regno. Loro dimora volante è il Palazzo Biancofiore, ove ne risiedono i dignitari.

9 – Le Gilde di Novaluna sono sette: Guerrieri, Maghi, Stregoni, Esploratori, Bardi, Cerusici, Artigiani. L’esercizio di tali professioni è autorizzato solo dalle Gilde.

10 – L’adepto delle Gilde sia trattato al pari dello scudiero, il Gildano come un Cavaliere, il Maestro come un Barone, il Granmaestro come un Conte e il Capogilda come un Duca.

11 – Il Concilio dei Capogilda può portare consiglio alla Corona, ma ne deve obbedienza. Il tradimento alla Corona porterà il Palazzo Biancofiore alla sua caduta e definitiva distruzione.

12 – La Dimora dei Lucenti è la casa dei nobili amministratori della Giustizia. Il sigillo del Regno attesta tale funzione nei feudi. Sono Lucenti anche i Magistrati Erranti, che portano giustizia lontani dalle dimore dei nobili.

13 – Sempre a posteriori di una indagine e di un processo che preveda una difesa, il Lucente ha potere di giudizio su di un suo parigrado o inferiore. Qualora vi siano prove accusatorie di un superiore in lignaggio, il Lucente affiderà il proprio caso ad un giudice di sua fiducia che abbia sufficiente grado.

14 – Gli Unicorni sono i benedetti di Tessa e il braccio pronto alla difesa della Corona, nel caso da essa vengano richiamati per qualsiasi scopo.

15 – Gli Unicorni di norma amministrano la giustizia ed estirpano il male dai luoghi ove regna l’incontaminata Natura. In tali luoghi gli Unicorni sostituiscono i Lucenti.

16 – L’Inquisizione del Drago è l’ordine di tutti coloro che rinunciano ad altre cariche o privilegi per dedicarsi alla ricerca e condanna di coloro che sono legati ai Culti maligni opposti a Tessa, alle pratiche di magia oscura ed esoterica, di stregoneria nera o esoterica, agli abomini corrutori demoniaci o non-morti.

17 – Quella dell’Inquisizione del Drago è l’accusa necessaria in un processo dei Lucenti contro pratiche oscure o esoteriche.

18 – Ogni culto benedetto da Tessa è amministrato da una propria Chiesa o Congrega, autonoma dalle altre istituzioni ma sottostante ai doveri del Codice e all’obbedienza alla Corona. Il tributo ai benedetti dagli Dei venga sempre concesso spontaneamente e secondo propria devozione.

Parte III – Dei Reati con Pena

19 – L’omicidio di un onesto sia condannato a pena esemplare.

20 – La ferita, contaminazione o mutilazione di un onesto sia condannato ad almeno 5 primavere di prigionia.

21 – Il furto reiterato o la disturzione dei beni siano condannati alla prigionia di almeno mezza luna per i casi meno gravi, e al risarcimento di tre volte il valore del tolto.

22 – L’abuso amoroso sia punito con la prigionia per almeno due primavere per i casi meno gravi.

23 – Depredare il corpo di un defunto sia considerato furto aggravato e atto sacrilego.

24 – Millantare un titolo nobiliare o d’istituzione sia punito con pena di almeno cinque primavere di prigionia.

25 – Contraffare pecunia o un documento con sigillo sia punito con la prigionia a vita.

26 – L’insubordinazione all’ordine del Regno sia punita con prigionia, secondo coscienza del Lucente.

27 – L’imprecazione alla Madre Tessa e ai suoi Dei sia punita con la pubblica umiliazione.

28 – L’esercizio non onorevole di un Titolo del Regno preveda anche esamplari punizioni pubbliche, ed esilio come minima pena necessaria.

29 – La connotazione malvagia di un atto con pena ne sia pesante aggravante, fino alla possibilità dell’estirpazione dalla terra del corrotto per i casi più gravi.

Parte IV – Dei Reati con Ammenda

30 – Il non onorare il proprio tributo alla Corona o ad un suo dignitario, comporterà, per la sola prima volta, al raddoppio della somma da versare. Se tale nuova somma non verrà ancora onorata, tale reato sarà considerato insubordinazione al Regno di Novaluna.

31 – Non onorare un accordo economico tra sudditi varrà come non aver onorato un tributo alla Corona.

32 – La distruzione di un bene, dovuta per giusto o involontario motivo, comporterà l’immediato risarcimento di tale bene, anche con servigi accordati con la parte lesa.

33 – L’abuso dell’esercizio di una professione ai danni di un onesto sia ripagata in termini pecuniari consistenti e prevada la possibilità di revoca dell’autorizzazione di Gilda a tale esercizio.

34 – La connotazione malvagia di un atto con ammenda ne sia pesante aggravante, fino alla possibilità di esilio del corrotto per i casi più gravi.